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Salve! Qui è Anthony Doyle del team obbligazionario di M&G. Mi trovo nella gelida Londra e sto per recarmi a Heathrow. Destinazione: l’economia più calda del Sudamerica, che nel 2012 è cresciuta del 4,6% con un’inflazione di appena l’1,6% e un tasso di disoccupazione di solo il 6%. Più precisamente sono diretto a Santiago del Cile, per scoprire qualcosa di più sul primo produttore mondiale di rame. Quando si nomina il Cile si pensa subito al vino. E a buona ragione, perché lì è davvero fantastico. Ovviamente il Paese esporta vino in tutto il mondo, ma non solo quello. È una nazione ricca di giacimenti e materie prime, ad esempio il rame. Una ricchezza che negli ultimi tempi ha favorito molto l’economia locale, grazie alla forte domanda cinese di beni prodotti in Cile: vino, ma anche materie prime. Proprio per questo un’eventuale decelerazione della Cina suscita qualche apprensione. E quanti fra voi hanno letto l’ultimo blog di Mike sanno che per noi la forte espansione del settore privato in Cina e in particolare l’aumento del credito ai privati in percentuale del PIL suona come un campanello d’allarme. Infatti, un rallentamento della crescita cinese da un tasso del 10% fino all’8%, al 7% o al 6% avrebbe sicuramente importanti ripercussioni sull’economia cilena. Oltre che per la Cina, siamo preoccupati anche per l’enorme deficit delle partite correnti del Cile che attualmente si attesta attorno al 2,5% del PIL. Con me c’è Gonzalo Trejos di WAC, che lavora a stretto contatto con diversi fondi pensione cileni, quindi colgo l’occasione per fargli qualche domanda sui trend in atto in questo settore. Come sono posizionati attualmente i fondi pensione? Ok, investono tramite fondi comuni, ma come sono posizionati in termini di asset allocation? Per quanto riguarda la componente locale dei portafogli, i fondi pensione sono investiti per il 60% in titoli a reddito fisso in valuta locale, per lo più indicizzati all’inflazione, per il 20% in azioni locali e per il resto essenzialmente in azioni e obbligazioni dei mercati emergenti. Negli ultimi quattro anni, cioè dopo lo scoppio della crisi, hanno inoltre iniziato a investire nel segmento high yield dei Paesi avanzati. Che prospettive hanno secondo te i fondi pensione cileni? Per un’economia aperta di dimensioni così modeste giocano un ruolo decisamente importante a livello globale. Sarà così anche in futuro? Le nostre piazze azionaria e obbligazionaria sono molto piccole, è vero. I bond cileni sono estremamente liquidi, quindi dovremo investire parecchio all’estero. Motivo per cui nei prossimi due anni vedremo crescere la percentuale di patrimonio totale investita dai fondi pensione, che oggi ammonta ad appena il 40%. Ecco perché oggi conviene investire nei fondi pensione del Cile. Questo Paese non offre solo rame e buon vino, ma anche interessanti opportunità di investimento e di guadagno. Eccomi di ritorno a Londra dopo la trasferta cilena. Ho visto da vicino un’economia in piena attività, che cresce a un ritmo del 5% circa e presenta un'inflazione decisamente contenuta. Una situazione che riflette l’attuale robustezza del peso. Quanto alla politica monetaria locale, un tasso di interesse del 5% è troppo basso. La banca centrale teme gli effetti del rallentamento in Europa. Dal canto nostro, crediamo che la vera minaccia venga dalla Cina. E siamo molto molto preoccupati per il boom del credito al settore privato, soprattutto in percentuale del PIL. Ciò potrebbe avere forti ripercussioni sull’export del Cile, che, essendo un piccolo Paese esportatore, dipende in larga misura dal ciclo cinese.