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Salve, sono Anthony Doyle del team obbligazionario M&G. Come potete vedere alle mie spalle, mi trovo a Singapore. Dopo essere intervenuto a una conferenza e aver incontrato alcuni clienti negli ultimi due giorni, ora non mi resta altro che conoscere meglio questa città-Stato dell’Asia, la sua economia e i suoi mercati obbligazionari. Scopriamola insieme. Questa è la sede dell’Autorità Monetaria di Singapore (MAS), responsabile della politica monetaria del Paese. Dimostrando che non esiste un unico modo di affrontare le situazioni, la banca centrale fa leva sul meccanismo dei tassi di cambio e gestisce la valuta nazionale rispetto a un paniere di divise dei principali partner commerciali. Se intende stimolare l’economia, la MAS deprezzerà il dollaro di Singapore contro quel paniere; se invece vuole frenare un’attività economica eccessiva e ridurre le pressioni inflazionistiche, lascerà apprezzare la valuta proprio come sta facendo ora. A Singapore l’inflazione supera il 4% ormai da due anni e il tasso di disoccupazione sfiora appena il 2%. Il forte dinamismo economico del Paese ha spinto la banca centrale a far apprezzare la valuta entro un intervallo negoziale ristretto. Una soluzione apparentemente idonea, date le prospettive di crescita globale e la sincronizzazione congiunturale di Singapore con il resto del mondo. C’è una questione che però mi preoccupa: se gli Stati Uniti dovessero evidenziare una ripresa e il mercato residenziale è davvero in rialzo come mostrano gli indicatori di tendenza, la MAS potrebbe presto trovarsi dietro la curva e incontrare enormi difficoltà nel contenere l’inflazione. L’economia di Singapore è trainata essenzialmente dalle esportazioni. Basta guardare le navi dietro di me che trasportano merci da e verso l’Asia e che, alla fine di questa strada, approderanno a uno dei porti più grandi del mondo. Poiché il Paese dipende in larga misura dall’import e dall’export, i timori per la crisi europea e il rallentamento cinese hanno penalizzato i recenti dati sulla crescita nazionale. Questa situazione rappresenta sicuramente una grande sfida per la MAS, che deve riuscire a spostare il principale driver della crescita dalla domanda estera e dalle esportazioni alla domanda interna, stimolando così i consumi entro i confini nazionali. Quanto alle emissioni governative, Singapore gode di un rating sovrano AAA e e di una posizione fiscale invidiabile. Anche se non ne avrebbe bisogno, il Paese emette titoli di Stato per stimolare le piazze finanziarie locali e sviluppare un mercato obbligazionario in modo che si possano valutare asset rischiosi come i corporate bond rispetto a un mercato sovrano molto ampio e liquido. I titoli di Stato di Singapore servono anche ad alimentare il fondo di previdenza nazionale (Central Provident Fund), situato proprio nell'edificio che vedete alle mie spalle. Il governo non può spendere le risorse generate tramite l’emissione di bond ma crea delle riserve, gestite dalla MAS o dalla Government of Singapore Investment Corporation (GIC) e reinvestite nei mercati finanziari. Fra tutti i Paesi con rating AAA nel mondo (questa settimana molti Stati sono stati declassati), Singapore, data la sua ottima posizione fiscale, offre titoli di Stato privi di rischio nel senso più tradizionale del termine, con alte probabilità di recuperare il capitale investito investito dopo dieci anni. A differenza di molte nazioni europee, il Paese ha una sua valuta, il dollaro di Singapore, e nel peggiore dei casi può stampare moneta e ripagare i propri debiti. Tali fattori non sono passati inosservati nei mercati finanziari internazionali e quest’anno i titoli di Stato del Paese hanno evidenziato una netta sovraperformance grazie soprattutto all’apprezzamento valutario. Con un giro d’affari di SGD 350 miliardi circa, rendimenti decennali attorno all’1,3% e un’inflazione del 4%, il mercato delle obbligazioni governative di Singapore, più che per gli investitori nazionali, appare particolarmente allettante per chi è alla ricerca di di asset tradizionalmente più sicuri. E dire che solo quaranta o cinquant’anni fa Singapore aveva un PIL procapite bassissimo, pari a circa USD 4000. Oggi il Paese è uno dei più liberi, aperti e meno corrotti al mondo, vanta un tenore di vita molto elevato e un alto PIL procapite. Un cambiamento eccezionale. Basti pensare che dieci anni fa questi edifici non esistevano nemmeno. Lo sviluppo economico di Singapore è stato assolutamente straordinario, tanto da diventare un modello per i mercati emergenti, in particolare quelli del sudest asiatico, che cercano di imparare dalle scelte giuste e sbagliate compiute in passato da questo Paese per imitarne il successo. Il prossimo passo sarà lo sviluppo delle piazze finanziarie locali. Il mercato delle emissioni governative è sempre più vasto e più liquido. Hanno conosciuto un forte sviluppo anche le obbligazioni societarie, che quest’anno hanno raggiunto livelli record di emissioni per oltre SGD 25 miliardi con notevoli vantaggi per gli investitori. Innanzitutto gli investitori internazionali beneficeranno di un eventuale apprezzamento del dollaro di Singapore contro le valute forti come euro, sterlina e dollaro USA. Molte imprese sono tuttavia sostenute, implicitamente o esplicitamente, dalla grande società di investimento di proprietà del Ministero della finanza, Temasek Holdings. (Vorrei due polli, per favore) Sono giunto al termine della mia trasferta a Singapore. Un lavoro che stimola l’appetito, tanto che per pranzo ho ordinato ben due polli. È stato senza dubbio un viaggio molto istruttivo: qui il ritmo di crescita è eccezionale, la gente è fantastica e, a mio avviso, il Paese diventerà un polo finanziario sempre più importante e i suoi mercati obbligazionari si espanderanno ancora. E con questo 'zai jian' vi saluto. Alla prossima!